Il Venticinquedisempre

25 11 2013

Immagine

Oggi celebrano la mia libertà.

Dicono al mondo di non uccidermi.
Di non violentarmi, dicono di non trattarmi come fossi un oggetto.

Oggi espongono la mia foto viola di lividi, se sono viva, come baluardo di una battaglia da vincere e ricordano il mio nome immobile, se sono morta, come emblema di un orrore da reprimere.

Oggi raccontano alla televisione la mia sofferenza e riempiono la carta imbevuta di lacrime con la storia della mia resistenza.
Oggi amano me, amano la mia anima, oggi capiscono che sono anima, anche loro lo capiscono.

Anche le altre, oggi, abbracciano la piazza con un ballo di protesta e calpestano, fiere, la strada di sole con le scarpe di sangue.

Oggi mi guardano dentro, delicati, mi sfiorano, magari mi temono, sì, oggi mi temono e mi rispettano e mi cedono il passo con un cenno del capo per devozione, vigliacchi, non per fare della mia schiena cieca la loro tavola imbandita.

Oggi mi rendono giustizia, riconoscono il mio volto e sanno chiamarmi Donna, sanno descrivermi senza etichetta, sanno possedermi senza marchiarmi con un’impronta scarlatta. Oggi lo sanno.
Donna.
Oggi hai vinto, ho vinto, abbiamo vinto.
Oggi siamo consapevoli, siamo unite, oggi abbiamo una fede, una voce, la voce disperata di chi non ha paura, oggi abbiamo la voce di chi non è rimasto informe nel silenzio.

Oggi e tra qualche mese, per la nostra festa. Festa la chiamano.
La chiamiamo.

E il resto dell’anno scivola sul cuore deturpato di terrore, sul resto del mio cuore trafitto dagli occhi, quegli occhi, dalle mani mai sazie, dall’accesso d’ira mai domo, dall’ignominia di chi oggi mi difende, urla il mio nome e danza indossando le scarpe che domani dimenticherà.


Che non sia solo oggi.

Facciamo che oggi sia sempre.

MA.DiC