La Grande Bellezza: apropositodi

10 03 2014

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Due giorni fa.
Mi sono imbattuta in un articolo di Sergio Di Cori Modigliani, scrittore, giornalista, fotografo e pittore (quest’abitudine di parlare di sè in terza persona sta diventando insostenibile, per dirla come Jep Gambardella). Un lungo articolo, rimbalzato in rete da blog a blog, sul behind the scenes politico del film di Sorrentino: La Grande Ipocrisia. Trionfano le larghe intese consociative spacciandole per prodotto Italia.

“E’ un prodotto PDL-PD-Lega Nord tutti insieme appassionatamente”:
questa è la firma dell’autore, l’inequivocabile firma di un grillino (l’ho pensato prima di averne conferma, questione di stile). Ergo: siamo costretti a rivedere tutte le sue affermazioni, mondarle dalla sozzura dell’approssimazione, dall’accanimento iperbolico, ripulirle dalla faziosità di cui sono impregnate ed estrapolarne il significato più profondo e vivido. Impresa difficile per chi non ha competenze in merito ma a uno sguardo più attento sembra che la lunga tirata del giornalista trovi la sua ragion d’essere nelle conclusive venti righe di apologia pentastellata: Sorrentino e Servillo, regista e leading actor di un film “noioso e privo di spessore”, sono schiavi dei partiti politici al governo e si sono messi a disposizione dei Letta; hanno attaccato Grillo e il Movimento su La7 e in ogni dove per “obbligo pecuniario”, non per motivi ideologici. Tutto il resto è cornice finalizzata all’arringa finale.
In quest’ottica riesco a distinguere nell’articolo le verità dalle balle (il goliardico racconto del salto di Cristaldi che strappa la statuetta a Tornatore è da capogiro), le obiettive osservazioni dalle sconsolanti ovvietà.
Indigo Film è una casa di produzione indipendente che, ovviamente, necessita di finanziamenti. Tant’è: nella scheda ufficiale de
La grande bellezza si legge di una coproduzione italo-francese della romana Indigo con Babe Films, Pathé e France 2 Cinéma in collaborazione con Medusa Film.  La Medusaè una società per azioni controllata dal gruppo Mediaset. A quanto pare c’è qualcuno che ancora lo ignora. Secondo L’Espresso l’s.p.a di Berlusconi si è “associata alla produzione solo in un secondo tempo, e per una quota di minoranza perché non ha creduto da subito nel soggetto” (http://espresso.repubblica.it/attualita/2014/03/04/news/la-grande-bellezza-al-festival-della-retorica-1.155765).
Che sia vero o meno dov’è la sorpresa, dove la scoperta?
Possibile che cybernauti figli Grillo e di una cultura dozzinale a portata di tutti si meraviglino di fronte alla fitta rete di squallidi legami tra potere e mondo o del lobbismo della MPAA e delle majors hollywoodiane?
Sono perplessa. Forse c’è anche qualcuno che non pensa allo Strega come a un gioco a tavolino tra case editrici? Meravigliatevi, allora. Pure io mi meraviglio.
Resto incantata di fronte a questa strenua battaglia alla Grande Bellezza dei nostri “grandi cineasti” che in Sorrentino vedono La dolce vita (talvolta, tristemente, per sentito dire) oppure niente. O forse un complotto.

Io ho pensato a Lynch, al cinema onirico spagnolo (la luna sul mare di Medem), perfino a Kieślowski e mi ripeto che è sempre così, in ogni pellicola cerchiamo gli echi dei nostri viaggi esistenzial-cinematografici.
Se non ne abbiam mai fatta è dura inventarsi un’idea.

Pausa.

Nel frattempo al giornalista  ha risposto Nicola Giuliano:
Parla, anzi, scrive, il produttore del film “La Grande Bellezza”.

Sono felice che l’abbia fatto.
Il grillismo culturale è un cancro che lungi dall’essere messo a tacere deve invece trovare il suo più grande nemico nella Verità.
Pax et bonum.

MA.DiC





Salviamo la Reggia di Carditello: la petizione di Orange reEVOLution.

21 02 2012


Il movimento di attivisti ORANGE reEVOLution ha promosso un’importantissima petizione (grazie alla quale sono state raccolte nel giro di appena un mese 5000 firme!) per salvare uno dei 22 siti borbonici presenti in Campania dalle mani della camorra.
FIRMA ANCHE TU!

Clicca sul link e poi su “join the cause”:

http://www.causes.com/causes/645106-petizione-per-salvare-la-reggia-di-carditello

 CHIEDIAMO che la REGGIA sia SALVATA dai saccheggi e dall’incuria, che sia RESTAURATA, che sia RIAPERTA al pubblico come museo di se stessa, luogo di esposizioni, raccolte e collezioni d’opere d’arte, e che sia ORGANIZZATO ad hoc un PERCORSO CULTURALE dedicato ai 22 SITI e RESIDENZE REALI BORBONICHE in CAMPANIA.  CHIEDIAMO che sia acquisita da una fondazione, ente o associazione non a scopo di lucro, che abbia nel suo statuto la tutela, salvaguardia e valorizzazione dei beni culturali.  CHIEDIAMO che, qualora non si presentino per l’acquisto all’asta, fondazioni, enti o associazioni onlus, sia acquisita dalla Fondazione dell’Istituto Banco di Napoli, con sede a Napoli, oppure da una Fondazione non a scopo di lucro collegata al Banco San Paolo – Banca Intesa, che e’ creditrice nei confronti dell’ente proprietario.  Preferiremmo fosse il Banco di Napoli, non per ragioni campanilistiche, ma per un maggior legame con la storia e cultura dei luoghi, oltre che con il territorio, e non possiamo avere preclusioni di sorta: si tratta di salvare un patrimonio d’inestimabile valore che, se non s’interviene, andra’ perduto per sempre!

Sarebbe bello se una cordata d’imprenditori onesti potesse salvare la reggia dallo scempio e restituirla al godimento dei turisti italiani e stranieri.

TUTTI DOBBIAMO ATTIVARCI per SALVARE la REGGIA di CARDITELLO ed IMPEDIRE CHE VADA in MANO alla CRIMINALITA’ ORGANIZZATA!!!

ISTITUIREMO una RACCOLTA FONDI per il RESTAURO del COMPLESSO MONUMENTALE: l’architetto specializzato in Restauro dei Monumenti, per progettare gratuitamente il restauro, c’e’ gia’!

Ad oggi mancano i fondi per eseguire il progetto e soprattutto sembra essere mancata la volonta’ di salvarla, da parte del legittimo proprietario, un ente della regione Campania.

La camorra e’ in attesa dell’asta pubblica, che e’ stata indetta per il fallimento dell’ente proprietario, … per fare la sua migliore offerta!

Guardate il video con il racconto del giornalista di La Repubblica Francesco Erbani:

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/12/30/news/la_reggia_dimenticata-27386363/

Il reportage e’ davvero sconvolgente; ne riporto un brano ed il link per leggere l’articolo integrale di Francesco Erbani:

“La reggia e’ di proprieta’ di un ente della Regione Campania, il Consorzio di bonifica del Basso Volturno, che affoga nei debiti.  E che e’ costretto a svendere ai creditori (l’ex Banco di Napoli, ora Banca Intesa) il suo patrimonio.  E quindi la reggia, finita ora sotto la custodia del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.  Qualche settimana fa il giudice che cura la vendita ha emesso un decreto con il quale si vieta a chiunque, anche ai giornalisti, di entrare.  Pericolo di crollo, dice il provvedimento.”

SALVIAMOLA!





Orange reEVOLution -cambiare se stessi per cambiare il mondo!-

21 02 2012

ORANGE reEVOLution è un movimento ambizioso che progetta e realizza iniziative concrete per la comunità, anche in collaborazione e sinergia con le istituzioni. I principi ispiratori del movimento sono la condivisione d’ iniziative, l’emancipazione culturale e la voglia di costruire una città ed un mondo più belli e più giusti.

L’Associazione Orange Reevolution è un movimento di attivisti libero, democratico e laico, senza scopo di lucro che promuove:

  1.  rispetto, tutela e valorizzazione delle risorse ambientali archeologiche architettoniche e di interesse storico-artistico, e dei beni comuni;
  2. miglioramento della qualità della vita;
  3. giustizia e sensibilizzazione sociale;
  4. re-distribuzione della ricchezza e abbattimento di privilegi e sprechi;
  5. adozione di stili di vita che prediligano uso di mezzi di trasporto non inquinanti;
  6. adozione di tecnologie da fonti energetiche rinnovabili e di nuovi indicatori, in sostituzione del PIL, per valutare il benessere sociale ed ambientale;
  7. educazione allo sviluppo eco-sostenibile e politiche eco-compatibili di gestione dei rifiuti;
  8. lotta alle mafie e alle discriminazioni sociali.

L’Associazione si propone tra l’altro di :

  •  Organizzare manifestazioni, spettacoli, concorsi e conferenze, convegni e dibattiti, scambi culturali nazionali ed internazionali
  •  Favorire l’educazione tecnico/artistica, ambientale, sociale e civile nelle scuole.
  •  Promuovere iniziative che siano ritenute idonee al raggiungimento dello scopo sociale.

 L’associazione “ORANGE reEVOLution – cambiare se stessi per cambiare il mondo” è aperta a tutti coloro che, interessati alla realizzazione delle finalità istituzionali, ne condividono lo spirito e gli ideali.

Le attività ufficiali dell’associazione, la comunicazione e la divulgazione sia interna che esterna sono pubblicate sulla piattaforma internet, nel gruppo Facebook  “Orange Revolution – cambiare se stessi per cambiare il mondo!”, al seguente link http://www.facebook.com/groups/rivoluzione.arancione/ oppure sul blog dell’associazione, al seguente link  http://orangereevolution.blogspot.com/

-cambiare se stessi per cambiare il mondo-





Non si può essere napoletani. Non ora non qui.

24 06 2011

Non si può essere napoletani.

Non ora, non qui.

Non si può essere bambini senza un pallone, una bicicletta e un sorriso. Senza una strada da riempire di sogni e di futuro. Ora, qui, non si può essere bambini senza sapere che al di là di una coltre di sole esistono spari inumani  e sirene dal canto seducente, il disperato grido di una fine già annunciata. Il quotidiano tramonto d’ogni battaglia, d’ogni spirito che naufraga e cede affondando in un mare incantato e incantatore. P’ ‘o mare ‘e Napule quant’armunia! Saglie ‘ncielo e, ‘ncielo, sentono, tutt’ ‘e stelle, ‘a voce mia: voce, ca tènnere, st’ammore fa.

 Ma ora, qui, le stelle dove sono nascoste? E il cielo e la voce e l’amore e Napoli?

Dicono di noi per luoghi comuni. Oscilliamo tra una canzone e un cornetto rosso portafortuna, camorra e folcloristica fede calcistica, furberia, Totò, ignavia e mozzarella.

Hanno ragione o torto?

Diciamo di noi per luoghi comuni. Non siamo fratelli d’un’Italia che ci ha derubato e sottratto l’anima, siamo napoletani, viviamo in un mondo che ci è ostile, non siamo ladri né delinquenti, siamo il Regno delle due Sicilie e ne andiamo fieri; la statua di Garibaldi? via dalla nostra città, qui Napoli e non c’è solo monnezza: c’è vita.

Abbiamo torto o ragione?

Possiamo essere altro che un luogo comune per chi da lontano ci osserva, per noi, oltre un luogo comune e un’immagine che drammaticamente solitaria e blasfema fa il giro del mondo e invade prepotente ogni schermo?

Siamo tutto e il contrario di tutto.

Del nostro volto multiforme lasciamo che si schiuda al sole il profilo peggiore. Il napoletano barbaro, disumano, sgrammaticato e prepotente, il napoletano straniero, è più forte di noi.

La sua voce, più acuta della nostra, oscura stelle e strade, eclissa la storia, il carattere e la passione d’un popolo vero e civile che ora, qui, sta morendo.

Non si può essere napoletani, non ora, non qui, c’è chi non ce lo permette.

C’è chi trama senza lasciar tracce: il vile burattinaio, padrino di marionette senza giudizio e senza libertà che mai si sono chieste né si chiederanno cosa sono le nuvole?

C’è chi non alza mai gli occhi verso il cielo, chi vive d’una città un solo vicolo e, ignaro, ignora che esista altro in cui credere, altro in cui imbattersi, per cui battersi.

C’è chi non vota, non l’ha mai fatto, e si lamenta di un futuro che non gli appartiene, di un futuro che non esiste: gettiamo le delusioni in un sacchetto d’immondizia  (indifferentemente, tanto ‘o ssaccio che só’: pe’ te nun só’ cchiù niente!) e affidiamolo alla strada.

C’è chi inveisce contro il nord padrone e razzista, poi lo vota, lo rivota e non capisce: gettiamo le proteste in un sacchetto d’immondizia (senza tené ‘o curaggio ‘e ce guardá…) e affidiamolo alla strada. La strada senza fiato e senza destino, pare che qui, ora, non abbia che il cuore violento e rabbioso di chi sparge lungo il suo intimo sentimento la vergognosa dottrina del non senso.

Siamo un luogo comune. Il peggiore. Per noi stessi, per gli altri e hanno ragione, abbiamo torto.

Non si può essere napoletani civili.

Non ora, non qui.

Qui non si può essere politici giusti, non si può programmare un futuro a colori, Napoli non è mille colori: Napoli è il buio dei pochi padrini e padroni che dettano la legge a chi non la conosce, che comprano la legge di chi crede abbia un prezzo e la svende al miglior offerente.

Qui, in cinque giorni, non si può ripulire il marcio diffuso dalle ombre sadiche che proiettano la loro sagoma sul contorno d’ogni cosa. Non te lo permettono.

Qui si resta se si è davvero eroi. O divenendo ombre.

Qui non si può godere d’un vento nuovo chè l’aria odora di malavita e polvere da sparo. Non si può amare la propria terra, sentirla viva e ribollente come il sangue nelle vene, sentirsi la radice sana di un universo che sa del domani migliore. Qui, ora, non si può. E il cuore si serra.

Eppure Napoli, fin che ci trema il cuore

Non ti lasceremo nelle mani avide e putride dei burattinai e delle marionette senz’anima, senza patria. Forse le nostre braccia si dibatteranno invano nelle notti di fuoco dei detrattori. La monnezza continuerà ad essere sparsa e bruciata da chi ne sottovaluta l’enorme danno, da chi, intenzionalmente, quel danno lo provoca (affidando la sua missione alla disperazione dell’ignoranza). Forse vincerà ancora l’indifferenza (del popolo e dello stato), la paura e gli occhi chiusi a spegnere le stelle, ad affogare il mare. Forse un giorno della bellissima Napoli non avremo più memoria. O forse persino di questi avvenimenti un giorno la memoria ci sarà gradita.

La nostra audace rottura comincia adesso.

Ora e qui.

Perché vogliamo essere infinitamente napoletani. Finché morte non ci separi.

E del nostro volto multiforme mostrare agli altri, a noi stessi, lo scorcio più poetico e luminoso e ridente. Lo scorcio più vero.

Ora e qui, tocca a noi.

Irriducibili e irripetibili, restando fino all’ultimo napoletani.

Miria Baldicos

Piazza Plebiscito, 23 giugno 2011. Esponenti della società civile e aderenti a comitati civici con de Magistris contro il boicottaggio.

Palazzo San Giacomo, 23 giugno 2011. La Napoli civile con de Magistris

Piazza Plebiscito, 23 giugno 2011 ore 20.00. Sulla destra: cittadini a colloquio col vicesindaco Sodano e con l'assessore alla sicurezza Narducci.

Presidio permanente contro il boicottaggio al piano di De Magistris in Piazza Plebiscito.





Le Mignotte del Regime.

20 01 2011

TUTTO ORA TUTTO VERO,TUTTO DENTRO TUTTO IN NERO!


Live the Italian Dream.






Restare o Andarsene?

30 11 2010
Vieni via con Me: da Monicelli a Dario Fo, si chiude tra gli applausi
Il programma di Fazio e Saviano si conclude nella serata della morte del grande regista. Gli elenchi del Nobel, di Milena Gabanelli e Antonio Cornacchione. Andare o restare?

Alla fine, dopo decine di elenchi, l’enigma rimane insoluto. Se a guardarsi attorno certe volte può venire in mente di correre via senza neanche voltarsi indietro, ci sono tante cose per cui vale la pena rimanere in Italia.

L’ultima puntata della trasmissione-evento di Fabio Fazio e Roberto Saviano coincide con la serata della morte di Mario Monicelli. Che viene annunciata in trasmissione nel modo più elegante possibile. Con un elenco dei suoi film più belli: da I soliti ignoti a Romanzo popolare, da Amici miei a Il marchese del grillo.
Saviano conclude i suoi lunghi monologhi con altri due temi di attualità: dopo la macchina del fango, l’eutanasia, la mafia al nord chiude con due interventi sul terremoto in Abruzzo e il voto di scambio. Ecco, l’Italia che non va, nell’ultimo mese è stata illustrata sapientemente dall’autore di Gomorra. Le polemiche non sono mancate. Ma nonostante tutto, lui, resta.

I moemnti musicali sono affidati a Francesco De Gregori (che canta dal vivo una delle sue canzoni-manifesto, Viva l’Italia), Elio e le Storie Tese (con la memorabile Terra dei cachi), Daniele Silvestri (con l’inedito Il mondo è precario) e il magnifico pianoforte di Stefano Bollani (nell’ennesima versione di Vieni via con me, incantevole sottofondo al Vado via-Resto qui finale).

Altri ospiti dell’ultima puntata, la giornalista Milena Gabanelli con un elenco sulle cause civili che incombono sulla sua trasmissione Report, Antonio Cornacchione con una lista di frasi pronunciate dal nostro premier. Risate a denti stretti.
L’annunciato superospite Dario Fo, Nobel per la Letteratura nel 1997, viene accolto con un’ovazione: anche lui – a suo modo, ovviamente – recita un elenco, quello dei consigli che oggi Machiavelli avrebbe da dire a chi governa il popolo italiano.

Tra gli altri elenchi della puntata, quelli di Benedetta Tobagi (sulle cose che le ha lasciato il padre Walter, giornalista ammazzato nel 1980 dalla Brigata XXVIII marzo), di Cecilia Strada (sulle cose che ha visto per le strade di Kabul), dello scrittore Domenico Starnone (sulla scuola, quella che funziona e quella che troppo spesso non funziona), di Don Luigi Ciotti e del procuratore antimafia Piero Grasso (rispettivamente sui significati di legalità e su cosa serve per combattere la mafia).

Finisce così, col vento che ancora soffierà polemica e compiacimento.

Andarsene o restare?

E’ bello tenersi stretti dei motivi per i quali varrebbe davvero la pena non porsi proprio una domandfa del genere.

Elenco delle cose di cui siamo fatti
(leggono alcuni allievi della Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano)

  1. La lettera 22 di Indro Montanelli
  2. La chitarra di Fabrizio De Andrè
  3. Il cestino di piazza della Loggia a Brescia
  4. Il megafono di Federico Fellini
  5. La pipa di Luciano Lama
  6. La borsa di Massimo D’Antona
  7. La 500 di Luigi Calabresi
  8. Gli occhiali spessi di Vittorio Foa
  9. Il camice di Umberto Veronesi
  10. L’ orologio della stazione di Bologna
  11. Il microfono di Luigi Tenco
  12. Il sorriso di Enrico Berlinguer
  13. Gli scarpini di Roberto Baggio
  14. La tonaca di don Lorenzo Milani
  15. La bicicletta di Marco Biagi
  16. La barba di Tiziano Terzani
  17. Gli occhiali scuri di Pier Paolo Pasolini
  18. L’aereo di Ustica
  19. La spilla di Rita Levi Montalcini
  20. Gli occhialini tondi di Alcide De Gasperi
  21. La coppa del mondo del 1982
  22. La costituzione italiana
  23. Il ciak di Sergio Leone
  24. Il pianoforte di Maurizio Pollini
  25. Il taccuino di Ilaria Alpi
  26. Il cappello di Luciano Pavarotti
  27. Le pipe di Sandro Pertini e Enzo Bearzot
  28. Le mani di Walter Bonatti
  29. La Roma di Anna Magnani
  30. L’Alfa Romeo di Tazio Nuvolari
  31. Le mani di Eugenio Montale
  32. La borraccia di Coppi e Bartali
  33. Lo sguardo di Marcello Mastroianni
  34. La sigaretta Alda Merini
  35. Il papillon di Luigi Pirandello
  36. La luna di Papa Giovanni
  37. Gli occhi di Sofia Loren
  38. La bombetta di Totò
  39. La fascia di Anna Maria Ortese
  40. Le rughe di Italo Calvino
  41. I macaroni di Alberto Sordi
  42. Gli occhiali di Enzo Ferrari
  43. Il caffè di Eduardo De Filippo
  44. Le sopraciglia di Alberto Moravia
  45. La malinconia di Aldo Moro
  46. La grazia di Roberto Benigni
  47. La voce di Vittorio De Sica
  48. La mehari di Giancarlo Siani
  49. Il dolore di Primo Levi
  50. La sciarpa di Walter Tobagi

Taglia-cuci dal web+qualchenota in libertà.

PS. Per una voce differente e meno entusiasta (da valutare veritiera o anche no)

\”Vieni via con me\”, ultima volta tra noia e ovvietà.





POLTICA E TELEVISIONE

29 11 2010

Fazio-Saviano, ultima puntata Sul palco Fo, Don Ciotti e Piero Grasso.

Per lo scrittore di “Gomorra” monologhi sul voto di scambio e sul terremoto all’Aquila. Tra gli ospiti anche MIlena Gabanell: Domani in prima serata su RaiTre l’ultima puntata. Non si chiuderà a mezzanotte.

ROMA – Con gli elenchi del nobel Dario Fo, della giornalista Milena Gabanelli, del procuratore antimafia Piero Grasso e di Don Luigi Ciotti e le orazioni civili di Saviano, dedicate al terremoto de L’Aquila e al voto di scambio, si conclude domani la narrazione di piccole e grandi storie del paese di Vieni Via Con Me, il programma di Fabio Fazio e Roberto Saviano in onda domani alle 21.05 su Rai Tre. Si chiuderà, si apprende da ambienti Rai, alla solita ora, 23.30 circa. La Rai, dopo la proposta di Fazio di prolungare la diretta fino a mezzanotte, non avrebbe concesso il prolungamento.

Per l’ultima puntata del programma  record assoluto di ascolti per la terza rete Rai, realizzato in collaborazione con Endemol Italia, Dario Fo leggerà un elenco con il quale si rivolge alla classe politica. Si parlerà, poi, di volontariato, di legalità – con gli elenchi letti da Piero Grasso e don Luigi Ciotti – ma anche di scuola e università: mentre le proteste contro la riforma Gelmini sono al centro delle cronache di questi giorni, Vieniviaconme mette in scena le ragioni di insegnanti, genitori, studenti e ricercatori attraverso la lettura di elenchi che raccontano da diversi punti di vista la situazione della scuola italiana oggi. E proprio gli studenti nei giorni scorsi hanno utilizzato la forma linguistica dell’elenco di Vieniviaconme nella protesta davanti a Montecitorio. Non solo: Milena Gabanelli, autrice e conduttrice di Report, leggerà un elenco autobiografico. Dopo Roberto Benigni, Paolo Rossi, Antonio Albanese e Corrado Guzzanti, sarà la volta di Antonio Cornacchione che si esibirà in un pezzo comico in forma di elenco.

A realizzare la coreografia dell’ultima puntata, ispirata alla cena di Trimalcione , cinque tra i coreografi più importanti e rappresentativi della recente storia della coreografia italiana – Michele Abbondanza, Raffaella Giordano, Giorgio Rossi, Caterina Sagna e Roberto Castello, ideatore e curatore di tutte le coreografie di Vieniviaconme – per la prima volta insieme dopo più di vent’anni. I costumi sono di Ester Marcovecchio.
Dopo l’elenco dei “desideri impossibili” della scorsa settimana, in questa puntata Fabio Fazio elencherà “le cose che ho imparato facendo questa trasmissione”, che si chiude con il consueto gioco a due insieme a Saviano “vado via perchè/resto qui perchè”, diventato un tormentone anche sul web. La scenografia è di Francesca Montinaro.

(28 novembre 2010)